Base croccante e condimento che bilancia le sensazioni con la sua morbidezza e succulenza. La pizza fritta è una sinfonia di sapori che affonda le radici nella storia italiana del dopoguerra a Napoli.

Alla fine della seconda Guerra Mondiale le battaglie avevano portato povertà e distrutto molto in Italia tra case e laboratori di artigiani, ovviamente pizzaioli compresi. Per questo la classica pizza non era alla portata di tutti; costava molto e i luoghi dove si poteva lavorare e soprattutto cuocere l’impasto nei forni erano molto pochi.

Alla carenza di forni e alla povertà delle persone che non potevano permettersi la pizza tradizionale si rimediò in un modo creativo, cioè creando la pizza fritta.

Le persone sono povere e non sanno come pagare la pizza? Gliela daremo a credito e se è buona, e lo è, ne vorranno ancora. Il nome della pizza fritta diventa così “a ogge a otto” modo di dire che allude alla possibilità di mangiarla oggi e pagarla tra otto giorni. La pizza dovrebbe cuocere in forno ma non ne abbiamo a disposizione? La friggeremo e diventerà ancora più gustosa e voluminosa!

Nacque così un cibo legato al contesto sociale ed economico di un’epoca di rinascita in cui la fine della tristezza della guerra rese gli anni di pace difficili ma anche vitali. Nel tempo la pizza fritta divenne strumento per arrotondare gli incassi dei pizzaioli e pietanza molto legata alla sfera femminile: le donne curavano la preparazione friggendo la pizza e vendendola fuori dalle proprie abitazioni su banchi e tegami che animavano e profumavano le strade della città di Napoli.

La pizza fritta a Firenze? Tradizione e un abbinamento pazzesco col re dello street food fiorentino

Risalire alle origini della pizza fritta è cosa interessante quanto lunga dato che già dal Cinquecento il poeta Battista del Tufo riferisce di un particolare tipo di impasto lievitato che veniva cotto croccante e cosparso di miele. Si passa per l’Ottocento in cui il trattato Cucina teorico-pratica del 1837 di Ippolito Cavalcanti riferisce di un passaggio dalla versione del Cinquecento a base di miele, quindi dolce, a una versione salata in cui l’impasto fritto contiene pesce azzurro marinato con olio, limone, sale e pepe.

Ad oggi, stesa la pasta a mano, questa viene immersa nell’olio bollente avendo cura di passare sulla superficie della pizza l’olio di frittura per ottenere una cottura omogenea e croccante.

Se nel dopoguerra la tradizione la voleva farcita di ingredienti poveri come ricotta, ciccioli (scarti dei tagli pregiati del maiale) e pepe nero, adesso la pizza fritta si trova con salumi, polpette, provola, friarielli.. ma non solo.

Quando abbiamo deciso di portare la pizza fritta a Firenze abbiamo pensato alla tradizione mettendo al primo posto il rispetto degli ingredienti e dei sapori che si legano alla storia: ricotta, ciccioli, pepe, pomodoro.. una semplice esplosione di gusto.

La pizza fritta a Firenze, però, incontra una città ricca di una tradizione gastronomica “di strada” che ha portato ingredienti poveri, saporitissimi, nell’olimpo dei cibi che graffiano col loro gusto esplosivo, ruvido e affascinante. Nasce così la Pizza Fritta al Lampredotto, unione tra due monumenti dello street food: la croccantezza della pizza fritta, la voluttuosità di lampredotto e salsa verde.